La nostra morte non ci appartiene. I 19 martiri di Algeria.

video 5 luglio “LA NOSTRA MORTE NON CI APPARTIENE”

“Padre, le nostre vite sono comunque già donate”. Così suor Paul-Hélène Saint-Raymond rispose al vescovo di Algeri che la invitava a riflettere sulle minacce del terrorismo islamista. La religiosa francese è stata martirizzata nel 1994 e, insieme ad altri 18 sorelle e fratelli nella Fede, è stata beatificata lo scorso dicembre ad Algeri da papa Francesco.
Le parole di suor Paul-Hélène, come la vita sua e degli altri beati, spiegano molto bene il titolo del Meeting di quest’anno “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”.

Per questo, il giornalista e scrittore Gerolamo Fazzini ha partecipato al Premeeting di Loano con un incontro dal titolo “La nostra morte non ci appartiene. I 19 martiri di Algeria”, incentrato su queste donne e uomini che avevano “una chiarissima coscienza che le cose stavano peggiorando ma hanno scelto di restare per testimoniare Cristo servendo la società algerina”. Fazzini ha sottolineato il momento in cui, subito dopo i primi omicidi di cristiani, gli esponenti delle varie famiglie religiose presenti nel Paese furono attanagliati dalla domanda drammatica se fosse meglio rimanere o andare via. “Quindici tra questi preti, suore e consacrati erano francesi e avrebbero potuto tornare in Francia, ma il legame con Cristo era così potente che la paura della morte è passata in secondo piano”.

Il moderatore dell’incontro, Paolo Desalvo, presidente dell’Associazione culturale CaraBeltà, ha sottolineato come anche per noi oggi sia possibile fare esperienza di questa certezza tale da sconfiggere perfino la paura della morte.
Fazzini ha riservato una particolare sottolineatura al fatto che, tra le circa 150 mila vittime di quegli anni in Algeria, ci fosse anche Mohammed, l’autista musulmano del vescovo di Orano, monsignor Pierre Claverie: “Quando sono saltati in aria entrambi in un attentato, il loro sangue si è mescolato”.

Un riferimento tra gli altri è stato dedicato alla definizione di martire: “Un martire è tale non per tasso di brutalità di sua m

orte, ma il martirio è il sigillo finale di una vita intera che è stata donata. Il martire non muore per uccidere gli altri, ma per dare la sua vita per altri”, ha concluso Fazzini.